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“Historias y Leyendas del Camino de Santiago: El Pico Sacro”

El Pico Sacro, un mirador lleno de historia y leyendas

ll Pico Sacro è molto vicino alla città di Santiago de Compostela ed è una delle montagne più conosciute della regione autonoma della Galizia. Questo luogo leggendario ha qualcosa di speciale, essendo una fonte inesauribile di leggende e racconti popolari della mitologia galiziana. Per questo motivo il Pico Sacro simboleggia sulla Via de la Plata, l’ultima tappa del Cammino di Santiago ed è il primo luogo da cui si possono vedere le torri della Cattedrale di Santiago, qualcosa di paragonabile solo a ciò che rappresenta il Monte do Gozo sul Camino Francés.

Vista del Pico Sacro a lo lejos desde el Castro de Santa Mariña en Castrovite © Ángel Costa
Las historias y leyendas del Pico Sacro

Situato a metà strada tra i comuni di Boqueixón e Vedra, il Pico Sacro si erge a 600 metri sul livello del mare. La sua caratteristica forma a punta lo rende un ottimo punto di osservazione da cui contemplare la città di Compostela e i suoi dintorni. È senza dubbio una delle tante attrazioni da vedere nella provincia di A Coruña. Ma il Pico Sacro non è un punto panoramico o una montagna qualsiasi. Grazie alla sua morfologia e alla sua composizione geologica, basata su rocce di quarzo cristallizzato, il passare del tempo ha creato una sagoma che è sempre stata un faro naturale per i pellegrini del Camino de Santiago e per gli altri visitatori di questa splendida zona della Galizia centrale.

La relazione tra Compostela e il Pico Sacro portò il vescovo Sisnando I, dopo la scoperta della tomba dell’apostolo San Giacomo nel IX secolo, a ordinare la fondazione di un monastero molto vicino alla cima della montagna. Oggi di questo tempio non rimane molto, solo alcune parti romaniche dell’XI e XII secolo, che fanno parte dell’attuale cappella di San Sebastián. Ci sono anche resti di un antico torrione medievale. A questa montagna magica sono associate molte storie. Un’altra delle sue leggende è legata alla Regina Lupa o Raíña Lupa, un personaggio della mitologia galiziana che governava la regione in alleanza con i Romani. Secondo il noto Codex Calixtinus, questa regina cercò di ingannare i discepoli dell’Apostolo mandandoli sul Monte Ilicino (l’attuale Pico Sacro), dove c’erano delle grotte che rappresentavano l’ingresso all’inferno. Tuttavia, questo piano non funzionò e, sconfitti, la regina e i suoi vassalli si convertirono infine al cristianesimo.

Siluetas de las torres de la Catedral de Santiago de Compostela y Pico Sacro al atardecer por Noel Feáns (Flickr)

Ma oltre a questa importante leggenda, ve ne sono altre che nascono direttamente dalla tradizione popolare e dalla gente del posto. Si tratta di personaggi mitologici della tradizione galiziana, come i mori o i serpenti che si dice abitino le misteriose grotte vicino alla cima del monte.

Las cuevas del Pico Sacro
Entrada a la cueva del Pico Sacro por José Manuel García (Flickr)

Senza dubbio uno dei motivi che ha attirato l’attenzione di ricercatori e curiosi è l’esistenza di una grotta che attraversa l’interno del Pico Sacro. Questa grotta, tradizionalmente chiamata “o Burato dos Mouros“, è in parte responsabile delle numerose e diverse fantasie e leggende che si sono create intorno al Pico Sacro. Si dice che questa grotta sia stata costruita dai Romani per cercare l’oro, come è accaduto in molte altre zone della Galizia. Le leggende dicono anche che questa grotta del Pico Sacro comunicava con un’altra grotta situata a circa cinque chilometri di distanza, in una località nota come O Paso, dove si trovava il monastero di San Xoán da Cova, vicino alla città di Ponte Ulla. Comunque sia, la verità è che, secondo gli studi effettuati da diversi speleologi, è stato confermato che si tratta di una cavità naturale che scende di 30 metri dal punto più alto e che, nel punto più basso, ci sono solo migliaia di pietre e ciottoli gettati seguendo la tradizione nel cercare di uccidere il drago o il serpente delle leggende. L’accesso alla grotta di Pico Sacro è ancora oggi visibile, ma è consigliabile non gettare sassi per non ostruirla ulteriormente, né tantomeno scendere senza l’attrezzatura adeguata.

Centro de interpretación del Pico Sacro

Una delle migliori opzioni per comprendere la storia di questo luogo è il Centro de Interpretación del Pico Sacro, situato nell’antica canonica della parrocchia di Lestedo, completamente restaurata e attrezzata per la visita. Questo edificio è un chiaro esempio della tipica casa colonica galiziana, in cui si può osservare la tipica distribuzione con la vecchia cucina o lareira, il forno, le corti o la soffitta o faiado. L’interno del museo è suddiviso in un’area di accoglienza dove i visitatori possono ottenere informazioni turistiche e richiedere una visita guidata. Il resto dell’edificio è adibito a spazio espositivo. È senza dubbio un’opzione ideale per scoprire la storia, le numerose leggende e la geologia unica del Pico Sacro, concludendo la visita con un eccellente audiovisivo su questa montagna e le sue leggende.

¿Cómo llegar al Pico Sacro?

Il Pico Sacro è molto vicino alla città di Santiago. Per visitare questo luogo magico, il modo più semplice è percorrere la strada N-525 e, a Lestedo, quasi alla fine del paese in direzione di Ourense, prendere un bivio sulla sinistra seguendo le indicazioni. Parte del percorso di questo accesso alla vetta corre lungo la Vía de la Plata, per cui molti pellegrini decidono di deviare dal Camino per coronare la sua vetta. Se avete intenzione di fare una passeggiata a Santiago e dintorni, allora vi consigliamo di dare un’occhiata alle diverse opzioni per dormire in uno degli hotel di Santiago de Compostela, un’affascinante città con un’offerta ricettiva ampia, varia, moderna e conveniente. Da qui, oltre a conoscere la bella città e il suo centro storico, potrete visitare altre meraviglie come il Pazo de Oca, l’affascinante villaggio di Ponte Maceira o fervenza do Toxa.

Adattamento e libera traduzione: Mauro Sala

El Pico Sacro y la Leyenda de la malvada Reina Lupa

https://viajecaminodesantiago.com/turismo-galicia/pico-sacro/

3 diciembre, 2021|Turismo en Galicia

Il Pico Sacro è una montagna situata nel comune di Boqueixón (A Coruña), a circa 12 chilometri da Santiago de Compostela. In effetti, dalla cima di questo monte si può vedere la città di Santiago de Compostela, ed è legato ad essa non solo per questo motivo, poiché la leggenda jacobea vi colloca uno degli episodi della Traslatio delle spoglie dell’apostolo Santiago dalla Palestina al Finisterre. Scopriamo qualcosa di più su questo Pico Sacro, sulla cui cima si trovano i domini della Regina Lupa, l’enigmatica e malvagia protagonista della storia e della leggenda jacobea.

Un Monte da Leggenda

Il Pico Sacro, noto anche come “Pico Sagro“, è una montagna di quarzo semicristallizzato con una singolare e aguzza cima conica, che si erge a circa 533 metri sul livello del mare. Questa accentuazione della sua cima, oltre a essere un punto di riferimento per l’orientamento dei pellegrini che attraversano queste terre, contribuisce a fermare le tormente. Dal punto di vista geologico è di grande importanza e la sua formazione è dovuta a movimenti tettonici. Nelle sue viscere si apre una profonda grotta, “O Burato dos Mouros“, profonda 30 metri, che si dice sia stata costruita dai Romani per estrarre l’oro, cosa molto comune a Las Médulas (León) o a Montefurado (Lugo). Esistono altre teorie e leggende su questa grotta, come l’esistenza di un drago o che possa raggiungere i 120 metri di profondità, anche se gli esperti speleologi ritengono che la sua formazione sia dovuta a cause naturali.

La Reina Lupa y su Palacio

Nella storia del Cammino di Santiago, come se fosse un film, c’è una donna malvagia, la Regina Lupa. Questa donna era una Regina pagana e padrona delle terre occidentali, cioè del Finisterrae, e infatti si trova in diversi luoghi della geografia galiziana. Alcune leggende collocano il suo palazzo e la sua residenza a Castro Lupario, nel comune di Brión (A Coruña), nelle vicinanze dell’ultima tappa del Cammino Portoghese di Santiago e a 15 chilometri da Santiago de Compostela. Dichiarato Bene di Interesse Culturale nel 2009, è possibile accedervi e ammirare le sue mura.

La Reina Lupa y el Pico Sacro

Per quanto riguarda la sua partecipazione alla Traslatio, la versione del Codex Calixtinus racconta che Lupa, in risposta alla richiesta dei discepoli di San Giacomo, Teodoro e Atanasio, di un luogo dove seppellire le spoglie dell’Apostolo, li inviò su questa montagna, dove avrebbero trovato dei buoi che li avrebbero aiutati nella costruzione della tomba.  Si trattava di una trappola, poiché Lupa voleva sbarazzarsi di loro, e quando arrivarono in cima incontrarono un drago, che riuscirono a sconfiggere, forse per intercessione divina. Dopo aver benedetto la montagna, che in alcuni testi viene indicata anche come Monte Ilicinus, e averla ribattezzata Monte Sacro, incontrano alcuni buoi inferociti, che i discepoli domano con la loro sola presenza. Infine, dopo questi eventi, la leggenda vuole che la Regina Lupa si convinca delle intenzioni dei discepoli, distrugga i suoi idoli pagani e si converta al cristianesimo, insieme a tutti i suoi vassalli. La tradizione orale ci dice anche che Lupa aveva un’altra residenza in cima alla collina, con tanto di orto, all’interno di una grotta. Se vogliamo immaginare, la memoria collettiva del luogo parla della Calle de Lupa, una depressione in cima alla collina che sarebbe stata aperta da un Titano.

Che ne fu della Reina Lupa?

Secondo la tradizione, la Regina Lupa finì per convertirsi alla nuova fede. Tanto che alcune teorie collocano la sua sepoltura nella stessa Cattedrale di Santiago, poiché il nome di una Signora che compare su una lapide riutilizzata del primo altare di Santiago è stato collegato alla stessa Regina Lupa.  Un’altra teoria, molto popolare sulla Costa da Morte, colloca questo luogo di sepoltura nel mitico Monte Pindo, a Carnota (A Coruña), considerato l’Olimpo degli Dei celtici.

“Pico Sacro, Pico Sacro, guariscimi da questo male che porto!”.

Così recita il detto popolare sul Pico Sacro. Come si vede, la tradizione popolare ha molta fantasia e il Pico Sacro e la Regina Lupa hanno molto da dire sulla leggenda jacobea. Vale la pena visitare questa montagna e per saperne di più c’è il Centro di Interpretazione del Pico Sacro, dove si può conoscere meglio questo luogo e la sua enigmatica Signora. Un buon modo per visitare Pico Sacro è seguire il Cammino di Santiago lungo la Via de la Plata, il Camino de Santiago Sanabrés o il Camino de Invierno. Potrete anche godere di un punto panoramico che, come il Monte do Gozo sul Cammino Francese di Santiago, offre una fantastica vista su Santiago de Compostela, come culmine finale del vostro pellegrinaggio.

Adattamento e libera traduzione: Mauro Sala

“Pico Sacro”: Mitos, Leyendas y Supersticiones

https://www.guiategalicia.com/pico-sacro-mitos-leyendas-y-supersticiones/

24 Marzo 2020.

A poco più di 10 km da Santiago, il Pico Sacro si erge imperturbabile. Questo cono montuoso si trova nel comune di Boqueixón ed è visibile da 30 km di distanza. È una delle attrazioni naturali del comune rurale attraverso il cui territorio passa una delle tappe della Via de la Plata del Cammino di Santiago verso Compostela. Il Pico Sacro è un cono montuoso di 533 metri sul livello del mare formato da un massiccio di quarzo che evoca il mistero grazie al riflesso del sole e della luna. Inoltre, la sua forza attira le forti piogge invernali e disperde i forti temporali primaverili.

Il punto panoramico del Pico Sacro

Dalla N-525 e al PK 328 – parrocchia di Lestedo – una strada ben segnalata conduce direttamente al parcheggio del Pico Sacro. Da lì, un ripido sentiero conduce a una grande scala di legno a zig-zag che porta alle principali attrazioni da visitare nell’importante massiccio geologico del Pico Sacro. Vale la pena menzionare la Cappella di San Sebastián, i resti di una cisterna scavata nella roccia, il passaggio artificiale noto come “a rúa“, il vertice geodetico sulla cima e l’incredibile punto panoramico che fa del Pico Sacro il miglior balcone sulla valle del fiume Ulla, sulle terre di Santiago (si possono vedere le torri della Cattedrale di Santiago e della Città della Cultura), sulla valle di Mahía, sulle cime di Barbanza, sull’estuario di Arousa o sulla Serra do Faro e O Candán.

La Cappella de San Sebastián

Nel 912, il vescovo compostelano Sisnando fondò sulla cima del Pico Sacro un monastero dedicato a San Sebastiano, governato dalla regola di San Benedetto basata sul lavoro e sulla preghiera dei monaci (Ora et Labora). Il nome della parrocchia di San Lorenzo de la Granja deriva probabilmente dal territorio agricolo che era sotto il dominio monastico. L’edificio che esiste oggi risale all’XI secolo, con un successivo rimaneggiamento nel XII secolo. L’interno è modesto, con un arco che separa il presbiterio dall’area riservata ai fedeli. Ai lati dell’arco si trovano due colonne con capitelli romanici. L’altare è presieduto da un’antica scultura di San Sebastiano, parte di una vecchia pala d’altare del 1873.

Romería de San Sebastián: Questa cappella ha una grande importanza religiosa per la devozione a San Sebastiano. La festa in suo onore si celebra il 20 gennaio e l’ultima domenica di maggio. I devoti si recano da questo Santo miracoloso per curare le malattie delle ossa, in particolare quelle delle gambe. Oltre a partecipare alla messa tradizionale, il rituale consiste nel passare un ramo di thuja (Ginepro), attraverso l’immagine del santo e poi attraverso le gambe o la parte del corpo che il fedele ha bisogno di guarire.

“Pico Sacro, Pico Sacro, guariscimi da questo male che porto!”
La Reina Lupa y la “Traslatio” del Apóstol en el Pico Sacro

Secondo la tradizione più diffusa, fu sulle pendici del Pico Sacro che avvenne il secondo miracolo tra i discepoli dell’Apostolo, Teodoro e Atanasio, e la regina Lupa, che all’epoca governava queste terre. Nonostante li avesse spinti in un precedente agguato, i seguaci dell’Apostolo, che avevano portato le sue spoglie in barca in Galizia, si sarebbero recati nuovamente dalla regina per insistere sulla necessità di seppellirle nell’entroterra. La sovrana, allora ancora pagana, li mise nuovamente alla prova e li inviò al Pico Sacro con il pretesto che lì avrebbero potuto trovare dei buoi di sua proprietà, con i quali avrebbero potuto trainare il carro che avrebbe portato i resti dell’Apostolo nell’attuale Compostela. La regina Lupa sapeva che i buoi erano in realtà tori selvaggi. Raggiunta la leggendaria vetta, Teodoro e Atanasio avrebbero incontrato i tori selvaggi e, inoltre, un drago. Di fronte al pericolo, si inginocchiarono e fecero il simbolo della croce. Allora il drago esplose in mille pezzi, i tori furono domati e la regina Lupa, sorpresa dal miracolo, si convertì al cristianesimo. I resti dell’Apostolo furono portati sul Monte Libredon dove rimasero nascosti per secoli fino al miracolo del “Campus Stellae” nel IX secolo. Oltre a questa importantissima leggenda, ve ne sono altre che nascono direttamente dalla saggezza popolare e i cui protagonisti sono personaggi mitologici della tradizione galiziana: i mori o i serpenti che abitano le   misteriose grotte vicino alla cima.

Una Fortezza difensiva

Data la sua posizione, il Pico Sacro è stato un luogo di interesse fin dall’antichità, come testimoniano i vari resti archeologici presenti nei suoi dintorni: petroglifi e tumuli. Tuttavia, la sua caratteristica sagoma fu il luogo di costruzione del monastero benedettino di San Sebastián durante il IX secolo, anche se le dure condizioni di vita portarono all’allontanamento dei monaci benedettini. Durante l’Alto Medioevo fu costruita una roccaforte militare per difendere Compostela.

Sarà solo nel XV secolo che fu costruita sul Pico Sacro una fortezza tanto scoscesa quanto inespugnabile, nota come Montesagro, per ordine dell’arcivescovo Alonso de Fonseca. L’opera ricevette la pietra del castello di Rocha Forte a Santiago de Compostela e i resti di opere precedenti. Si ritiene che la Cappella di San Sebastiano facesse parte di questa fortezza come dispensa. Poco dopo, il castello perse la sua funzione difensiva a favore degli ordini religiosi che si dedicavano alla difesa del Cammino. Conseguentemente, fu abbandonato fino all’oblio.

Oggi sono ancora visibili i resti del luogo in cui sorgeva la fortezza: ne sono testimonianza le rientranze e le sporgenze nella roccia, le scale intagliate, una grande cisterna, le segrete e la cantina.

Adattamento e libera traduzione: Mauro Sala

La Reina Lupa y el enterramiento del Apóstol Santiago

Publicado el 16 abril, 2017 por albertosolana

La Regina Lupa è una figura importante della leggenda Jacobea, legata all’arrivo del corpo dell’apostolo San Giacomo in Galizia e al suo insediamento nella futura Compostela. Il personaggio proviene da una leggenda prettamente cristiana; non c’è nulla in esso che ci permetta di affermare che riprende miti di epoche precedenti, poiché il suo significato è incentrato sull’idea di conversione attraverso l’azione dei miracoli e sulla giustificazione del motivo per cui le reliquie dell’apostolo Giacomo sono arrivate in Hispania. Nell’antica Hispania, e in particolare in Galizia, il termine loba (lupa) applicato a un essere umano indicava una donna di forte temperamento e volontà, che si impone agli uomini nella loro attività e soprattutto nei compiti di autorità e di governo, vegliando sul destino del suo popolo con zelo protettivo.

Secondo un’antica cronaca, una donna potente deteneva l’autorità territoriale sulle terre di Amaiae finibus, una valle che si estendeva tra i fiumi Sar e Sarela, già concepita come la Fisterrae del Nord-Ovest ispanico, poiché oltre le sue coste non c’erano altre terre conosciute, il mondo conosciuto finiva lì. È lì che l’Apostolo doveva andare, nel suo intento di portare la buona notizia del Vangelo a popoli lontani, forse mosso dalle parole del suo stesso maestro: “… mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino all’estremità della terra”.

La leggenda jacobea, racconta che, dopo l’esecuzione di Giacomo a Gerusalemme nell’anno 44, i suoi discepoli ne presero le spoglie e, cercando un luogo lontano e adatto a dare nobile sepoltura a uno degli apostoli più importanti di Cristo, salparono portando con sé il corpo del loro maestro giustiziato, attraversando il Mare Nostrum romano dopo un lungo viaggio clandestino, in fuga dalle rappresaglie del mondo romano ed ebraico di cui era stato vittima. Lì aveva speso i suoi sforzi di evangelizzazione e speravano di trovare in quel territorio un luogo adatto al suo riposo eterno, dove organizzare un modesto culto, dove svolgere la sua opera di predicazione. 

Sbarcati nei pressi di Iria Flavia, si presentarono alle autorità locali, avvicinandosi a Castro Lupario, un luogo fortemente fortificato governato da una nobildonna ispano-romana che la leggenda identifica come Regina Lupa, nel tentativo di affermare efficacemente la sua riconosciuta autorità e la sua dedizione. Alcune fonti collocano la sua residenza abituale in un castro a Francos, vicino a Faramello, a metà strada tra Iria e Santiago, e chiamato “Castro Lupario“. Altri autori ritengono che questo termine si riferisse alla stessa Iria Flavia, oggi Padrón.

Alcune citazioni suggeriscono che Lupa fosse un personaggio reale, avvolto in una storia leggendaria e magnificatrice, in linea con la tendenza dell’epoca a sacralizzare le storie per investirle di un valore straordinario e soprannaturale, nascondendosi dietro un nucleo di realtà che finisce per diventare irriconoscibile, tanto che nemmeno il nome originale ci arriva con chiarezza, ma trasformato.

Lupa o Luparia potrebbero essere stati legati alla nobiltà del luogo, e alcuni parlano addirittura di un rapporto di sangue diretto con le alte autorità della Roma imperiale, raggiungendo posizioni di responsabilità nel loro territorio durante il I secolo.

Di fronte alla richiesta dei discepoli, Lupa, indicata in alcune citazioni da certe intenzioni malvagie, sceglie di inviarli a Duyo, dove risiedeva l’autorità romana a cui era soggetta. In altre citazioni li invia al sacerdote dell’Ara Solis. Il legato romano o il sommo sacerdote, a seconda delle versioni, ordinò di imprigionare gli inviati, e la leggenda narra che essi furono miracolosamente liberati e protetti dalla persecuzione attraversando il fiume Tambre grazie al crollo del ponte di Ons o ponte di Pías.

Tornarono da Lupa e gli chiesero un carro e dei buoi per trasportare il corpo santo, e furono mandati sul Monte Ilicinio a prendere, come buoi, alcuni tori selvaggi, che miracolosamente si domarono con il segno della croce, cosi trasferirono il corpo dell’apostolo in un luogo dove si fermarono per la presenza di una sorgente, oggi la Fuente del Franco, dove fu costruita una piccola cappella (oggi sulla Rúa Franco a Compostela). Alla luce di questi eventi, Lupa si convertì al cristianesimo e chiese di essere battezzata. Nelle vicinanze trovarono l’Arcis Marmóricis nel bosco di Libredón, un mausoleo di famiglia di proprietà di Lupa, dove già riposava la nipote di Lupa e nel quale ella concesse il permesso di collocare il corpo dell’apostolo.

Gli eventi straordinari e fantastici sono in parte convalidati dall’archeologia, poiché la nobildonna Atia Moeta, che potrebbe essere la mitica regina Lupa, fece scolpire una lapide in memoria di Viria Moeta, morta all’età di 16 anni. L’opera è conservata nel monastero di Antealtares e la sua iscrizione pagana è stata copiata e si esprime in questi termini (versione originale e traduzione di Isidoro Millán):

(A los Dioses Manes consagrado, Atia Moeta por testamento hizo poner este epitafio al sueño eterno de VIRIA MOETA su piadosisima nieta de XVI años y su propio enterramiento proveyó)

Non c’è quindi alcun dubbio che il pantheon in cui fu sepolto l’apostolo Giacomo il Maggiore appartenesse a una protagonista di nome Atia, molto probabilmente la Regina Lupa della leggenda, pantheon in cui fu sepolta la giovane nipote Viria.

La biografia della Regina Lupa può rimanere sconosciuta, a causa di un’identità ingigantita in storie che si mescolano nel tempo e nello spazio, ma ci resta un dato oggettivo indiscutibile, ovvero che lei rinunciò al pantheon accettando in esso la sepoltura dell’apostolo San Giacomo, che in seguito accentrò il culto del mausoleo e sul quale fu costruita la basilica di Santiago, dando vita alla città di Compostela e all’attuale Cattedrale, nel cui sottosuolo si trovano tracce archeologiche che rivelano informazioni perdute sul suo passato e sui suoi personaggi.

Adattamento e libera traduzione: Mauro Sala